“Il Corallo”,aspetto storico-geografico di una tradizione millenaria.

Salvatore Altieri

Salvatore Altier – Joalheiro Itália

ICorallo ha il fascino sottile delle fiabesche foreste sottomarine, di ramificazioni inverosimili: animali-piante,ambiguità degli abissi, materia durissima che pure si lascia plasmare dall’artigiano incisore per trasformarsi in figura, oggetto scolpito per reinterpretare i miti, prendere forma di gioielli.

Sin dalla preistoria l’uomo è rimasto affascinato da questa pietra rossa che il mare lasciava sulla sabbia,e per la sua natura le leggende si sono succedute nei secoli. I Greci , che ne furono grandi ammiratori, lo ritenevano originario del sangue della Gorgone, perché credevano che indurisse al primo contatto con l’aria, così come rimanevano pietrificati, secondo la leggenda, coloro che fissavano la Medusa; lacrime di Allah per gli Arabi, rappresentazione del sangue di Cristo in età medioevale. Amuleto potente in Oriente, nel Mediterraneo,nell’Africa continentale, così come nell’Est Europeo.

In realtà il corallo è un involucro calcareo che una miriade di piccoli polipi costruiscono con le proprie secrezioni. Questi polipini sono collegati l’un l’altro in un organismo unico, una specie dii colonia, intorno ad un asse pietroso che serve d’appoggio comune e che può essere di colore rosso, rosa o bianco.

Fino ad oggi sono state scoperte 27 specie di coralli, distribuite nell’Oceano Atlantico, Indiano e Pacifico.

I colorii principali delle varie specie,nella loro denominazione commerciale e tecnica sono: MORO,rosso granato scurissimo, proveniente da Tosa in Giappone e dai mari tra Spagna e Sardegna; CERASUOLO, in due gradazioni di rosso vermiglio e rosso ciliegia scuro,da Goto e Kagoshima in Giappone  e dai mari di Sardegna,Corsica,Spagna e Africa settentrionale; BELLO o ROSA,nelle gradazioni di rosa colorito e rosa chiaro, da Satzuma in Giappone o dalle acque della Sicilia; ROSA EXTRA,rosa pallido detto anche “pelle d’angelo” proveniente dai mari di Goto e da Messina; BIANCO da Goto,Tosa o da Messina,più raramente dalla Sardegna; BIANCO ROSATO, da Hoki Inaba in Giappone.

La lavorazione del corallo si divide in due comparti: quello industriale del “liscio”, e quello dell”inciso” o “artistico”. La lavorazione del liscio si divide a sua volta in due rami: quella del corallo di fabbrica, destinato prevalentemente alla bassa gioielleria, e quella del “tondo e ritondo” destinata alla gioielleria di classe. Il secondo settore ,la lavorazione più propriamente artistica,prevede statuine a tutto tondo e sculture di avrio tipo; essa dipende dall’estro e dalle capacità professionali di pochi artisti.

Il tagliatore studia il ramo, lo libera dalle parti pietrose, taglia via le punte inutili , separa le frange, in gergo dette “cupolini”,usate per minutaglie,collanine,cornetti portafortuna. Poi taglia le parti grosse: pallini,spole,bottoni, che servono a far collane,orecchini,anelli.Infine il tronco è utilizzato per scolpire statuine,amuleti,oggettii estrosi per i quali occorre tutta la bravura e fantasia dell’incisore.

Il ramo di corallo ha un’anima nascosta e sta nell’artista ,nel suo senso critico,alla sua sensibilità estetica,intuirne le possibilità espressive,cavarne forme di eleganza e di bellezza.

Il connubio tra l’oro rosso e Torre del Greco ,città in provincia di Napoli, ha origini antichissime.

Salvatore Altieri

Joalheiro

Per secoli gli abitanti di Torre del Greco si sono dedicati alla pesca del corallo nel Mediterraneo e il prodotto pescato veniva poi venduto in città Italiane,francesi e spagnole.

La tradizione manifatturiera ebbe inizio nel 1805, quando Paolo Bartolomeo Martin,marsigliese di origine genovese, ritenne opportuno e conveniente impiantarvi una fabbrica simile a quelle esistenti a Marsiglia. Così da un’iniziativa straniera la lavorazione del corallo ha messo definitivamente a Torre del Greco quelle radici che col passare del tempo si sarebbero estese nel fertile “terreno umano “della città. Da quel momento in poi la lavorazione del corallo si è diffusa anche nelle vecchie botteghe dell’arte, dove i maestri incisori avevano acquisito da autodidatti una straordinaria abilità e tramandavano l’arte ai giovani.

Le famiglie che più di altre si sono distinte per sapienza artigiana nella lavorazione del corallo sono state: gli Ascione, i Liverino, i Mazza, gli Onorato.

Ciò che ha reso Torre del Greco “la città del corallo” è l’irripetibile patrimonio di tradizione artigiana, la capacità di immaginazione, il gusto, la creatività e il raggiungimento di standards qualitativi che si sono imposti all’ammirazione del mondo intero.

Silvana Liverino
Mariantonia Magliulo

Daniel Wellington

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